L’euro scivola sotto quota 0,99 dollari, per la prima volta in quasi due decenni, sulla scia dell’incertezza legata all’emergenza energetica in Europa, dopo che la russa Gazprom ha annunciato venerdì che avrebbe chiuso completamente il gasdotto Nord Stream 1.

La moneta unica è scesa dello 0,71% a 0,9883 dollari, ai minimi dal dicembre 2002, per poi recuperare terreno a 0,9892. Nel frattempo, l’indice del dollaro statunitense, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere di sei valute, tra cui l’euro è la moneta più pesante, ha toccato un nuovo massimo di due decadi, salendo fino a un massimo di 110,25.

La Bce, dopo la stretta da tre quarti di punto a inizio settembre, “si attende di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nelle prossime riunioni per frenare la domanda e mettere al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative d’inflazione”, che “è probabile che si mantenga su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo”. Lo si legge nel Bollettino economico della Banca centrale che ricorda l’inflazione al 9,1% ad agosto e la revisione al rialzo delle proiezioni degli esperti all’8,1% nel 2022, al 5,5 nel 2023 e al 2,3 nel 2024. “Dopo il recupero osservato nella prima metà del 2022 i dati recenti indicano un considerevole rallentamento della crescita nell’area dell’euro, con l’economia che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023”. Lo si legge nel Bollettino economico della Banca centrale europea, che nota la discesa ad agosto dell’indice Pmi dei servizi “che indica una stagnazione dell’attività”.

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